

THE EXPERIMENTAL PARADIGM OF OWNERSHIP AND AUTONOMY
2026, Installazione video a due canali, colore, suono, 36′.
Commissionata e prodotta da Fondazione In Between Art Film, e co-prodotta dalla Soil Collection e da Blindspot Gallery, Hong Kong, per la mostra Canicula, 2026. Courtesy dell’artista; Blindspot Gallery, Hong Kong; Fondazione In Between Art Film.
WANG TUO
Wang Tuo (1984, Cina) è un artista che vive e lavora a Pechino. Wang ha recentemente tenuto mostre personali e collettive al K21 di Düsseldorf, al M+Museum di Hong Kong, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seul, alla Power Station of Art di Shanghai, all’OCAT di Shenzhen/Shanghai, all’Incheon Art Platform, all’UCCA – Center for Contemporary Art di Pechino, al Times Museum di Guangzhou, alla Staatliche Kunsthalle Baden-Baden, a Salt Project di Pechino, a Taikang Space di Pechino, alla Queensland Art Gallery di Brisbane, alla Julia Stoschek Foundation di Düsseldorf, al Queens Museum di New York, al Kino der Kunst di Monaco di Baviera, allo Zarya Center for Contemporary Art di Vladivostok, al National Taiwan Museum of Fine Arts di Taichung.
Ispirata a un romanzo scritto dall’artista nel 2022, l’opera è il primo capitolo della trilogia «Critical Theory of Absence», in corso di realizzazione, e affronta la tensione esistente tra l’esperienza individuale degli eventi e le forme organizzate della vita politica. La narrazione ruota attorno alla storia immaginaria di Qū (in cinese “torace”), una donna disabile che fa parte di un collettivo di attivisti di sinistra cinesi. Dopo aver compiuto un’azione di guerriglia urbana, il gruppo si riunisce in un rifugio segreto. Qui, i membri cantano, si sostengono a vicenda, curano i feriti, dibattono e fanno il punto sulle operazioni in corso. D’improvviso, qualcuno nomina una delle fondatrici dell’organizzazione, Gōng (in cinese “arto”), scomparsa senza dare spiegazioni. Qū, intenta a preparare una performance basata sulla sua esperienza corporea, si appassiona all’eredità di Gōng, che non ha mai conosciuto ma per la quale sente una connessione profonda, come se un legame invisibile e trans-storico le unisse. Durante le prove in studio per l’imminente performance, Qū cerca ispirazione in materiali visivi e documenti legati alla rappresentazione del corpo. Negli archivi del collettivo scopre casualmente vecchie registrazioni audio di Gōng, che la aiutano a comprendere le contraddizioni ideologiche interne all’organizzazione e a svelare l’insabbiamento che ha accompagnato la sua scomparsa. La performance, intitolata «The Experimental Paradigm of Ownership and Autonomy», diventa così il manifesto del risveglio intellettuale di Qū. L’installazione video a due canali dialoga con la storia dell’ambiente in cui è collocata – un tempo farmacia interna all’antico ospedale – e con la scenografia di 2050+ che evoca l’ambiguità di uno stato sospeso tra demolizione e costruzione. Nell’opera, le riprese originali dell’artista si intrecciano a filmati tratti dai mass media, da telecamere di sorveglianza e da contenuti di propaganda politica. In questo contesto, la fragilità del corpo umano si fa metafora dell’eterogeneità della memoria collettiva, mentre passato, presente e futuro si sovrappongono in un ciclo perenne fatto di controllo e amnesia, false verità e omissioni silenziose.