

THE FIREFLY KEEPS FALLING AND THE SNAKE KEEPS GROWING
2022, video monocanale 4K, colore, suono, 11’46”
Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film
Commissionato da Manifesta 14 Prishtina e prodotto da Fondazione In Between Art Film con la produzione esecutiva di Video Sound Art Festival
Driant Zeneli
Driant Zeneli (1983, Albania) è un artista che vive e lavora a Torino. Nei suoi film, disegni e happening, Zeneli riflette sulle idee di fallimento, utopia e sogno attraverso un’esplorazione personale del patrimonio architettonico, con l’obiettivo di immaginare modi alternativi per leggere il passato, il presente e il futuro. Spesso intreccia la sua ricerca artistica con una pratica pedagogica rivolta ai bambini e incentrata sulla creazione di narrazioni e sulla robotica.
Il video intreccia una favola medievale che racconta di un serpente che vuole mangiare una lucciola perché brilla troppo con lo stato di fallimento simbolico, così come di abbandono materiale, dell’Ufficio postale centrale di Skopje, uno degli edifici brutalisti più emblematici dei Balcani.
L’artista ha concepito e realizzato il video con gli studenti della Facoltà di Ingegneria Meccanica dell’Università Ss. Cirillo e Metodio di Skopje, secondo un approccio partecipativo tipico della sua ricerca. Nell’arco di un anno hanno costruito insieme i due protagonisti meccanici del film – la lucciola e il serpente – e hanno portato la fiaba originale a un finale diverso: anche se la lucciola viene mangiata, questa volta brucia il serpente dall’interno suo ventre.
L’Ufficio postale centrale di Skopje è stato progettato dall’architetto e artista nord-macedone Janko Konstantinov nel 1974. L’imponente struttura è realizzata in cemento armato a forma di fiore di loto, per simboleggiare la ricostruzione della città dopo il terremoto del 1963, che la danneggiò pesantemente. Dopo il grande incendio che ha devastato la struttura nel 2013, l’UNESCO la considera uno dei 7 edifici più a rischio del mondo.
Il video è parte di “The Animals,” una trilogia a cui l’artista lavora dal 2019, e continua la riflessione sia sull’assurdità dei regimi autoritari sia sulla fragilità delle architetture utopiche, alimentando, attraverso la collaborazione e la narrazione, modi collettivi di ricordare il passato e immaginare il futuro.