

TAKBIR
2022, video monocanale, colore, suono 5.1, 9’58”
Courtesy dell’artista, Experimenter e Fondazione In Between Art Film
Commissionato e prodotto da Fondazione In Between Art Film per la mostra “Penumbra,” 21/04/2022 – 27/11/2022, Complesso dell’Ospedaletto, Venezia
AZIZ HAZARA
Il lavoro di Aziz Hazara (1992, Afghanistan) riflette sulle eredità materiali e culturali che persistono in Afghanistan in seguito alle occupazioni straniere del suo territorio. Attraverso la video installazione, la fotografia, il suono e la scultura, Hazara porta spesso all’attenzione del pubblico il rapporto individuale e collettivo con la memoria e l’identità così come con la realtà e la finzione nel contesto della guerra al terrorismo.
Takbir ha il suo inizio metaforico negli anni Ottanta, quando gli abitanti di Kabul approfittavano dell’oscurità notturna per protestare contro l’occupazione sovietica in corso. Il ritiro delle truppe nel 1989 ebbe come conseguenza trentadue anni di guerriglia in tutto il paese. Il video stabilisce una connessione tra quel periodo turbolento nella storia dell’Afghanistan e la fine della recente invasione NATO guidata dagli Stati Uniti, quando gli abitanti di Kabul tornarono sui tetti per gridare il “Takbir.” Nell’agosto 2021 scandirono di nuovo Allah-u akbar come atto di sfida sonoro, come rivendicazione collettiva di spazio nell’oscurità. Il film tratta quanto complesso sia il concetto di verità quando è calato nella realtà affettiva dei singoli e di un popolo, aggirando i tentativi fatti sia dal governo afgano in carica e sostenuto dagli Stati Uniti sia dai Talebani di appropriarsi, a fini propagandistici, di queste grida. Takbir osserva il buio e la luce, il suono e il silenzio, usandoli come strumenti percettivi e metaforici per interpretare le trasformazioni provocate dalla guerra al terrorismo. Le scene del video sono state girate perlopiù a Kabul ed evocano la bellezza di una città che scintilla nella notte insieme alle conseguenze crudeli della normalizzazione della violenza. Takbir non solo intreccia geografie vicine e lontane ma incorpora anche rituali sonori recenti e passati in una serie di dislocamenti che attraversano spazi e temporalità multiple.