Negli ultimi decenni, l’estensione del permafrost artico è diminuita ogni anno di un metro. Il suo progressivo scioglimento rivela corpi risalenti al Pleistocene che appaiono congelati nel tempo. Sepolti nel ghiaccio per millenni, questi resti sono stati preservati dal decadimento, perciò talvolta il loro pelo, la pelle e gli organi interni vengono ritrovati intatti. Jarkov è un mammut lanoso straordinariamente ben conservato che morì 20.000 anni fa. Al momento della scoperta, fu estratto e trasportato come un unico enorme blocco di 23 tonnellate di terreno ghiacciato dal quale spuntavano soltanto le due zanne. Un reticolo sotterraneo di gallerie, scavato all’interno del permafrost della Siberia settentrionale, custodisce attualmente Jarkov a –12°C e ne impedisce lo scongelamento. Il film è girato all’interno di questi spazi sotterranei, dove la camera si muove con lentezza, scandagliando i corridoi ghiacciati, le poche porzioni visibili di Jarkov e i resti di altri mammut, come ossa e molari. Il ritmo lento e la definizione macroscopica, tuttavia, non garantiscono una chiara leggibilità della scena. Installata all’interno di una stanza inclinata, così buia da sfiorare essa stessa l’astrazione, l’opera mette in atto una coreografia frammentaria fatta di primi piani serrati e di allargamenti sull’ambiente, in cui le immagini emergono in forme nitide o in una serie di superfici tattili indistinte. La frequenza bassa, quasi tellurica, della colonna sonora composta da Robin Rimbaud alias Scanner fa da eco a questo spazio-tempo glaciale e inquietante, come se canalizzasse presenze spettrali provenienti da un passato remoto e da un futuro prossimo, amplificando il senso di disorientamento della camera che ruota incessantemente su se stessa. In questa atmosfera enigmatica, sospesa tra visibilità e incertezza, esposizione e occultamento, conservazione e decomposizione, i corpi si trasformano in paesaggi e i paesaggi in corpi; si mescolano così le differenze di scala tra vita biologica e vita geologica. Il lavoro dà forma a un’esperienza incarnata di uno spazio-tempo che precede e supera la durata della vita umana, ponendo chi guarda di fronte a uno scenario che eccede la sua comprensione.