

24 LANDSCAPES + A VISION
2026, Installazione video a tre canali e ripresa in diretta tramite termocamera, colore e bianco/nero, suono Dolby Atmos, 68'.
Commissionata e prodotta da Fondazione In Between Art Film per la mostra Canicula, 2026. Con un ringraziamento speciale all’archivio dell’Eye Filmmuseum, Amsterdam. Courtesy degli artisti, Fondazione In Between Art Film.
MASSIMO D’ANOLFI E MARTINA PARENTI
Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (1974, Italia; 1972, Italia) sono tra le voci più autorevoli del cinema documentario contemporaneo. Dal 2007 le loro opere sono state presentate in festival internazionali e in autorevoli istituzioni museali, tra cui la Berlinale, la Biennale Cinema di Venezia, il Locarno Film Festival, Hot Docs di Toronto, EIDF – EBS International Documentary Festival di Seoul, RIDM – Montreal International Documentary Festival, IDFA di Amsterdam, il Museum of Modern Art di New York, la Fondazione Prada di Milano, e il Centre d’Art Contemporain Genève. Tra i loro film più recenti premiati figurano Bestiari, Erbari, Lapidari (2024), presentato fuori concorso alla Biennale Cinema di Venezia e premiato all’IDFA di Amsterdam; Spira Mirabilis (2016), in concorso alla Biennale Cinema di Venezia e vincitore del Green Drop Award; Materia Oscura (2013) al Trieste Film Festival; Il Castello (2011) a Hot Docs di Toronto, all’EBS International Documentary Festival (EIDF) di Seul, agli IDA Awards di Los Angeles e al Torino Film Festival. Nel 2025 la Viennale ha dedicato al loro lavoro una monografia completa.
Preceduta da un corridoio di luci abbaglianti e seguita da uno spazio buio, l’installazione si dispiega come un’enciclopedia filmica non lineare e dal carattere meditativo, evocando i dispositivi ottici del pre-cinema. Il video a tre canali è composto da 24 sequenze – in omaggio ai 24 fotogrammi al secondo del cinema pre-digitale – tratte dagli ultimi vent’anni di documentari degli autori, un percorso che li ha condotti in molteplici località, comunità e archivi. Diverse sono anche le epoche che convergono nell’opera, dalla fine dell’Ottocento al presente. Per esempio, le riprese effettuate in una comunità Lakota per il film Spira Mirabilis (2016) si affiancano a filmati d’archivio sui primi utilizzi delle immagini in movimento in Bestiari, Erbari, Lapidari (2024). Materiali eterogenei vengono così riassemblati per dare forma a un’odissea metaforica dalla distruzione alla rinascita, dal disprezzo alla cura. Nel corso di una giornata, che percepiamo intensa ed emotiva quanto un’intera esistenza, osserviamo come la tecnologia svolga un ruolo decisivo, sebbene ambiguo, nel dare la morte e la vita. Alcune scene mostrano ecosistemi violentemente trasformati, paesaggi fatti esplodere per testare armamenti, città rase al suolo. A queste seguono fiori in relazione simbiotica con le api, una musicista che canta una ninnananna in un reparto di rianimazione neonatale e restauratori al lavoro su statue danneggiate. Con l’approccio critico-poetico che caratterizza il cinema sperimentale di D’Anolfi e Parenti, qui presentato per la prima volta nel contesto di una mostra d’arte, l’opera avvia una riflessione sull’intreccio storico che esiste tra tecnologie della visione e dominio. Questo è ulteriormente sottolineato da una termocamera che cattura, in tempo reale, chi è presente nello spazio. L’opera esplora così la creazione, la conservazione e l’interpretazione della memoria interrogando la presunta neutralità della produzione di immagini e il modo in cui queste mediano la storia. Ci ricorda anche, attraverso le parole di uno sciamano Lakota nella penultima sequenza dell’opera, che vivere è in sé una forma di resistenza alla distruzione.