Durante il recente movimento studentesco in Serbia, le veglie silenziose sono diventate una forma efficace di resistenza contro il governo. Si tratta di momenti di silenzio collettivo della durata di 15 minuti, uno per ciascuna delle vittime del crollo della pensilina di una stazione avvenuto nel novembre 2024. Il 15 marzo 2025 a Belgrado, circa 300.000 persone parteciparono a una di queste veglie. Alcuni video mostrano che, verso la fine dell’evento, la folla si disperse all’improvviso, come in fuga da una forza invisibile ma spaventosa. Il giorno successivo, la casella di posta elettronica di Earshot – l’agenzia di ricerca audio fondata e diretta dall’artista – fu sommersa dalle richieste delle vittime di avviare un’indagine sull’accaduto. Il team si impegnò nel ricostruire il “suono fuggitivo” al centro dell’attacco: un suono negato dalle autorità serbe e russe, non rilevabile dai microfoni ma descritto con straordinaria coerenza in oltre 3.000 testimonianze scritte. Dopo 15 interviste con testimoni auricolari, Earshot concluse che si trattava di uno dei primi utilizzi documentati di una nuova arma sonora nota come LRAD 450XL. L’installazione video è incentrata sull’esperienza dell’arma dispiegata contro una folla pacifica. Sullo sfondo dell’antica Sala della Musica, i racconti verbali ma silenziosi di ciascun testimone compaiono su quindici schermi. I ricordi si alternano a riprese aeree della giornata: momenti precedenti alla veglia mostrano persone radunate pacificamente lungo il viale Kralja Milana, e momenti durante la veglia, quando, poco prima dell’attacco, migliaia di torce vengono sollevate in silenzio nella notte, a ricordo delle vittime. L’unico suono diegetico dell’opera è la brevissima ricostruzione audio dell’arma compiuta da Earshot, mentre la colonna sonora è composta da James Hoff. L’opera segue la logica del cinema muto e restituisce ai manifestanti il silenzio che l’arma gli aveva sottratto. La composizione, frammentaria ma coerente, di questo coro di testimonianze propone una riflessione non solo su un’arma volta a minare la solidarietà e la collettività, ma anche sul potere del silenzio come forma di resistenza.