

MUSCLE
2025, video monocanale, colore, suono, 22’
Courtesy dell’artista; Camden Art Centre, London; Fondazione In Between Art Film; the Renaissance Society at the University of Chicago; Sadie Coles HQ, London
KARIMAH ASHADU
Karimah Ashadu (1985, Regno Unito) è un’artista e regista nigeriana nata nel Regno Unito che vive e lavora tra Amburgo e Lagos. La pratica di Ashadu riguarda il lavoro, il patriarcato e le nozioni di indipendenza relative al contesto socio-economico e socio-culturale della Nigeria e della sua diaspora.
Privo di un protagonista unico o di una narrazione lineare, il film ci presenta uno spettacolo di forza attraverso il ritratto intimo e intenso di un gruppo di culturisti che vivono nei quartieri svantaggiati di Lagos. Muscoli tesi, vene in rilievo e pelle madida di sudore riempiono lo schermo. In questo film, che è girato quasi esclusivamente secondo una sequenza di primi piani, la telecamera volteggia intorno ai corpi con la leggerezza di un soffio sulla pelle. In mancanza di profondità di campo, le figure si dissolvono e mutano in forme astratte, mentre i corpi si sovrappongono in azioni misurate, disciplinate e contenute. Le panoramiche controllate di Karimah Ashadu su schiene, toraci e braccia restituiscono visibilità al corpo maschile nero, senza renderlo univoco né statico. La nostra attenzione è catturata dall’incarnazione, dalla rappresentazione e dalle complessità che ne scaturiscono. Il clangore metallico dei bilancieri in quella che individuiamo come una palestra improvvisata all’aperto è scandito dai suoni dello sforzo fisico e dal brulichio della strada vicina. Il respiro e i muscoli compongono una sorta di coreografia sonora sincopata, mentre la dedizione degli uomini nel rituale del culto del corpo si rivela con evidenza. A intervalli regolari i culturisti bevono bustine di “acqua pura” che vengono inquadrate con la precisione tipica di un inserimento di prodotti a fini commerciali. Questa scelta dell’artista vuole sottolineare il significato simbolico delle bustine di “acqua pure”, il cui uso da parte di questi uomini connota la loro classe sociale all’interno del sistema capitalista locale. Nelle società patriarcali come quella nigeriana, la costruzione dell’identità maschile e i vincoli che essa impone implicano una recita e un riconoscimento del pubblico. Mentre gli uomini lavorano per scolpire il corpo, siamo testimoni dei loro desideri che si intrecciano e si fanno materia, e giungiamo a comprendere il regno immateriale dell’affettività che risiede in ciascuno di loro. (Arese Uwuoruya)