L’opera esplora le architetture materiali e simboliche impiegate per lo sfruttamento di corpi, sia non umani sia umani, e propone una riflessione sulla tensione tra vita e morte, sopravvivenza e sacrificio. All’interno di un impianto per la refrigerazione della carne, la telecamera si muove tra macchinari e aree adibite al trasporto, al taglio, all’imballaggio e allo stoccaggio, immerse in un bagliore artificiale che ne amplifica l’atmosfera sinistra. Una sequenza di scene allegoriche evoca l’oppressione violenta esercitata da una minoranza su una maggioranza, interrogandosi sulla consapevolezza di entrambe. In questi spazi, dove l’azione è ridotta al minimo o sospesa in tableaux statici, possenti corpi umani si rivelano affini a carcasse non umane, il valore nutritivo del latte convive con l’idea di esaurimento, mentre una danza febbrile confina con la macellazione. La narrazione volge verso un culmine che sembra richiedere una forma di liberazione. Sul piano visivo, l’opera rielabora varie iconografie di uccisione e sacrificio oltre ai linguaggi pittorici viscerali di Chaïm Soutine e Francis Bacon, in cui la carne è simbolo di mortalità e vulnerabilità, ignorando però la realtà del corpo non umano. Un sottofondo denso di rumori industriali a bassa frequenza si unisce a un coro lirico che ripete promesse di asservimento, a suggerire la convergenza tra abuso e amore. Il piano sequenza ci immerge in un labirinto che riflette le strutture della coscienza, dove il visibile e il rimosso coesistono. Frequenti sono le immagini di corpi frammentati: oltre a segnalare lo smembramento di vite e identità, essi simbolizzano un tema centrale dell’opera, ossia il meccanismo psicologico che stabilisce la separazione tra esseri e che, di conseguenza giustifica lo sfruttamento di alcune forme di vita su altre. In una simile cornice, la dimensione sensoriale emerge come possibile terreno di empatia oltre i confini tra le specie, rendendo percepibili i meccanismi attraverso cui i corpi vengono consumati, disciplinati e sacrificati. L’opera si focalizza sulle strutture culturali ed economiche che soggiacciono queste pratiche, smascherandole.