In Espacios Seguros (Spazi sicuri) Argote connette idealmente due città che sono legate alla sua biografia: Bogotá, dove è nato e cresciuto, e Parigi, dove si è formato come artista e dove vive. Due contesti molto diversi tra loro su un piano politico, economico e sociale, ma dove la violenza contro le donne è presente con numeri e dinamiche tragicamente simili.
L’artista riprende nel suo quartiere le scritte del collettivo di attiviste anonime “collage feminicides”, che denunciano, attraverso frasi concise e con un’identità grafica semplice ma immediatamente riconoscibile, la diffusione della violenza di genere e dei femminicidi in Francia. Lo zoom della telecamera concentra lentamente il punto di vista sui collage, mentre intorno la città procede con i suoi ritmi abituali, colpevolmente indifferente al dramma che le frasi rivelano. Argote sposta così il terreno del confronto dallo spazio domestico a quello pubblico, costringendoci a riflettere sulla normalizzazione della violenza e sul paradosso di un problema apparentemente nascosto, ma in realtà perfettamente visibile.
Alle immagini dei collage si sovrappone la voce di Diana Rodriguez Franco, “Secretaria de la Mujer de Bogotá” (Segretaria della donna di Bogotá), il ministero della città che si occupa di implementare politiche pubbliche per la prevenzione e il supporto alle donne vittime di violenza. Nell’intervista, realizzata dall’artista, la funzionaria racconta come ha sviluppato il programma Espacios seguros, in risposta al crescente numero di casi di violenza domestica durante la pandemia di COVID-19.
I testi, le immagini e i suoni, seppur in lingue diverse, creano una grammatica comune che sottolinea la gravità della situazione e la necessità di agire subito.