

NEBULA
Video monocanale audio multicanale colore suono 33’
Commissionato e prodotto da Fondazione In Between Art Film e co-prodotto da Studio Giorgio Andreotta Calò per la mostra Nebula 2024. Courtesy dell’artista; Fondazione In Between Art Film; Annet Gelink Gallery Amsterdam; Galleria ZERO… Milano; e Sprovieri Londra
GIORGIO ANDREOTTA CALÒ
ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia e alla Weißensee Kunsthochschule di Berlino. È stato assistente di Ilya ed Emilia Kabakov tra il 2001 e il 2007. Ha partecipato a programmi di residenza internazionali come la Rijksakademie di Amsterdam, Villa Arson a Nizza, e l’International Studio & Curatorial Program di New York. Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre personali e collettive presso istituzioni come Oude Kerk, Amsterdam; e Pirelli HangarBicocca, Milano. È stato il vincitore di numerosi premi promossi dal Ministero della Cultura italiano tra cui il PAC – Piano per l’Arte Contemporanea (2021), l’Italian Council (2017), il Premio Italia Arte Contemporanea (2012). Ha partecipato alla Biennale Arte 2011 e ha rappresentato l’Italia alla Biennale Arte 2017. Vive e lavora a Venezia dove insegna scultura all’Accademia.
Immerso in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, il Complesso dell’Ospedaletto è insieme il luogo dove quest’opera è stata girata e dove è mostrata. All’interno di questi ambienti e lontana dalle sue montagne, una pecora si desta e inizia ad attraversare l’architettura: il suo cammino solitario percorre gli spazi solenni e monumentali della Chiesa di Santa Maria dei Derelitti e quelli funzionali e spogli dell’ex ospedale, luoghi che hanno offerto, in epoche diverse, conforto all’anima e al corpo. La telecamera ci accompagna in un percorso in cui le dimensioni temporali e i significati filtrano le une negli altri, seguendo l’enigma di una pecora che, invece di essere condotta da un pastore, conduce chi guarda. A punteggiare questa perlustrazione di uno spazio tanto fisico quanto simbolico, emerge il suono ricorrente di un campanellino, che pare offrire ai sensi una possibilità di orientamento e che, riecheggiando al di fuori dello schermo, amplifica l’atmosfera onirica dell’opera e i suoi interrogativi. I ricordi d’infanzia dell’artista – in questo luogo suo padre lavorava all’inizio degli anni Ottanta – si sovrappongono all’esperienza che il pubblico fa oggi di questi stessi spazi lungo il percorso della mostra, secondo un principio di progressivo accumulo e slittamento tra memoria e percezione. Nell’anno del centenario della nascita di Franco Basaglia, l’artista rende omaggio alla visione rivoluzionaria dello psichiatra veneziano, che ci ha permesso di ridefinire il confine politico e medico tra salute e malattia, tra cura e custodia. Lo fa attraverso un’opera ispirata al titolo della mostra che offre una meditazione spaziale e metaforica sulla ricerca del senso ma anche sul suo smarrimento, sulla realtà e l’immaginazione, sulla razionalità e l’interiorità. Il film si chiude sulle parole di una donna che, insieme alle altre presenze che abitano lo spazio creato dall’opera, ci interroga sulle nostre nozioni acquisite di verità e speranza.