CANICULA
Una mostra con 8 nuove video installazioni commissionate e prodotte da Fondazione In Between Art Film in occasione della Biennale Arte 2026
6 maggio – 22 novembre 2026
Complesso dell’Ospedaletto, Venezia
con
Lawrence Abu Hamdan, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roman Khimei e Yarema Malashchuk, Janis Rafa, P. Staff, Wang Tuo, Yuyan Wang e Maya Watanabe
a cura di
Alessandro Rabottini, Direttore artistico, Fondazione In Between Art Film
Leonardo Bigazzi, Curatore, Fondazione In Between Art Film
La guida digitale della mostra è disponibile qui.
Orari di apertura
Canicula è aperta tutti i giorni tranne il martedì Orario: 10-18 (ultimo ingresso alle 17:15) Ingresso gratuito senza obbligo di prenotazione
Apertura speciale: 06-10 maggio 2026, 10-20 (ultimo ingresso alle 19:15)
Visite guidate
Visite guidate gratuite in italiano a cura del collettivo Oltreforma sono offerte al pubblico ogni secondo e quarto sabato del mese Prima visita: 10:00 Seconda visita: 16:00 La capienza massima di ciascuna visita è di 12 persone È possibile prenotarsi scrivendo a: tour@inbetweenartfilm.com
Come raggiungerci
Complesso dell’Ospedaletto si trova in Barbaria de le Tole, 6691, nell’area di Castello. Apri Google Maps.
Le fermate del vaporetto più vicine sono Rialto, San Zaccaria, e Ospedale. Consulta gli orari e le rotte.
Per informazioni
canicula@inbetweenartfilm.com +39 3895315152
Public program
Canicula sarà accompagnata da un simposio interdisciplinare
a cura di
Bianca Stoppani, responsabile dei programmi editoriali e discorsivi, Fondazione In Between Art Film
With exhibition design and scenography by 2050+
Stampa italiana
LARA FACCO P&C
Lara Facco, lara@larafacco.com, +39 349 2529989
Marianita Santarossa, marianita@larafacco.com +39 333 422 4032
Stampa internazionale
SAM TALBOT
Matthew Brown, matthew@sam-talbot.com, +44 (0) 7989 446557


Immagini della campagna visiva di Canicula realizzate da Giacomo Bianco
Fondazione In Between Art Film presenta Canicula, una mostra collettiva che aprirà il 6 maggio 2026 al Complesso dell’Ospedaletto di Venezia in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Curata da Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, rispettivamente direttore artistico e curatore della Fondazione, Canicula è il terzo e ultimo capitolo della “Trilogia delle incertezze”, una serie di mostre concepite da Fondazione In Between Art Film e che hanno trasformato di volta in volta il Complesso dell’Ospedaletto in una architettura cinematografica. A partire dal 2022 con Penumbra e proseguendo nel 2024 con Nebula, ogni capitolo della trilogia è stato ispirato da un diverso fenomeno atmosferico, assunto come strumento per esplorare le condizioni della visione e le loro associazioni metaforiche con la condizione umana.
Canicula presenterà in anteprima otto nuove installazioni video site-specific commissionate a Lawrence Abu Hamdan (1985, Giordania), Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (1974, Italia/1972, Italia), Roman Khimei e Yarema Malashchuk (1992, Ucraina/1993, Ucraina), Janis Rafa (1984, Grecia), P. Staff (1987, Regno Unito), Wang Tuo (1984, Cina), Yuyan Wang (1989, Cina) e Maya Watanabe (1983, Perù). Tutte le opere sono state commissionate e prodotte da Fondazione In Between Art Film, l’istituzione ideata da Beatrice Bulgari per promuovere la cultura delle immagini in movimento e sostenere artisti, istituzioni e teorici internazionali nella loro indagine sul dialogo tra discipline e media temporali.
“Canicula”, termine latino che significa “piccolo cane”, è oggi ampiamente utilizzato per indicare i giorni più caldi dell’estate, un periodo dell’anno che in diverse culture mediterranee antiche era associato sia a grande abbondanza sia a esiti catastrofici. Dopo Penumbra (2022) e Nebula (2024), Canicula segnerà la conclusione di un arco narrativo che, nel corso di tre edizioni della Biennale di Venezia, ha gradualmente tracciato il passaggio dalla penuria di luce al suo eccesso. Se Penumbra ha esplorato l’ambiguità della luce fioca e Nebula il disorientamento indotto dalla nebbia, Canicula si concentrerà sulla luminosità accecante e sul caldo torrido. Sono condizioni che, ancora una volta, ingannano i sensi e sollevano interrogativi sull’affidabilità della vista e sulle interpretazioni del reale che essa produce.
Il progetto espositivo di Canicula prende le mosse da fenomeni di luce e calore estremi, considerati come cornici materiali e metaforiche entro cui la materia, le persone e le idee sono sottoposte a una forte pressione. Il sovraccarico di immagini, la distorsione delle informazioni, la saturazione della memoria, l’abuso di potere e le temperature opprimenti stanno conducendo le società – e, di fatto, la Terra stessa – sull’orlo del collasso. Le opere di Canicula richiamano le sensazioni legate all’atmosfera gravosa del presente, in cui sono immersi i nostri corpi, le nostre sensibilità e la politica. In questo contesto, la mostra evoca i processi di consumo ed erosione tanto interni quanto esterni, restituendo una riflessione sull’enigma irrisolvibile della produzione di immagini.
Ippolito Pestellini Laparelli e il suo studio milanese 2050+ sono stati nuovamente invitati a interpretare il concept curatoriale attraverso il progetto di allestimento. L’architettura composita del Complesso dell’Ospedaletto di Venezia, che comprende la chiesa di Santa Maria dei Derelitti, la Sala della Musica con i suoi affreschi, l’antica farmacia e le aree della moderna casa di riposo, sarà trasformata per accogliere le nuove installazioni video commissionate, dando vita a un intenso dialogo visivo e sonoro.
Canicula sarà accompagnata da un simposio interdisciplinare a cura di Bianca Stoppani, responsabile dei programmi editoriali e discorsivi della Fondazione. Il programma vede la partecipazione degli artisti in mostra e, attraverso tavole rotonde con curatori e pensatori internazionali, allargherà il confronto sulla loro pratica artistica.
BIOGRAFIE DEGLI ARTISTI

LAWRENCE ABU HAMDAN è un investigatore acustico indipendente libanese-britannico, con un dottorato di ricerca della University of London sul ruolo del suono nelle indagini legali. Nel 2023 ha fondato Earshot, la prima organizzazione senza scopo di lucro al mondo dedicata allo studio dell’audio per la difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Il suo lavoro è stato presentato sotto forma di relazioni forensi, conferenze, performance dal vivo, film, pubblicazioni e mostre presso istituzioni quali Munch Museum, Oslo; Museum of Modern Art, New York; Biennale Arte 2019, Venezia; Sharjah Biennial 14; 12ª Biennale di Berlino. Il lavoro di Abu Hamdan è stato ampiamente riconosciuto a livello internazionale con premi quali il Gran Premio all’Internationale Kurzfilmtage Winterthur (2022) e il Premio del Pubblico alla Biennale di Toronto (2020), fra vari altri riconoscimenti. Per il Turner Prize 2019, Abu Hamdan ha formato un collettivo temporaneo con gli altri artisti nominati Helen Cammock, Oscar Murillo e Tai Shani al fine di ricevere il premio congiuntamente.

MASSIMO D’ANOLFI E MARTINA PARENTI sono tra le voci più autorevoli del cinema documentario contemporaneo. Dal 2007 le loro opere sono state presentate in festival internazionali e in autorevoli istituzioni museali, tra cui la Berlinale, la Biennale Cinema di Venezia, il Locarno Film Festival, Hot Docs di Toronto, EIDF – EBS International Documentary Festival di Seoul, RIDM – Montreal International Documentary Festival, IDFA di Amsterdam, il Museum of Modern Art di New York, la Fondazione Prada, Milano, e il Centre d’Art Contemporain Genève. Tra i loro film più recenti premiati figurano Bestiari, Erbari, Lapidari (2024), presentato fuori concorso alla Biennale Cinema di Venezia e premiato all’IDFA di Amsterdam; Spira Mirabilis (2016), in concorso alla Biennale Cinema di Venezia e vincitore del Green Drop Award; Materia Oscura (2013) al Trieste Film Festival; Il Castello (2011) a Hot Docs di Toronto; all’EBS International Documentary Festival (EIDF) di Seoul; agli IDA Awards di Los Angeles e al Torino Film Festival. Nel 2025 la Viennale ha dedicato al loro lavoro una monografia completa.

ROMAN KHIMEI E YAREMA MALASHCHUK sono registi e artisti visivi che lavorano a Kyiv. Le loro opere sono state presentate presso importanti istituzioni, tra cui il Kunstverein Hannover, la 36ª Biennale di Arti Grafiche di Lubiana, il PinchukArtCentre/Palazzo Contarini Polignac di Venezia, il Kunsthaus di Amburgo, l’Hamburger Bahnhof di Berlino, l’Albertinum di Dresda, la Haus der Kunst di Monaco di Baviera, il Castello di Rivoli di Torino e la Galeria Arsenał di Białystok. Il loro cortometraggio Additional Scenes (2024) ha vinto il premio principale al Tallinn Black Nights Film Festival e agli Ukrainian Film Critics’ Awards. Sono stati inoltre insigniti del VISIO Young Talent Acquisition Prize (2021) e del PinchukArtCentre Prize (2020). Le loro opere video fanno parte di diverse collezioni: Fondazione In Between Art Film; Kunstmuseum Liechtenstein; Kontakt, Bucarest; TBA21; Frac Bretagne, Rennes; Kiasma, Helsinki; e M HKA, Anversa, tra le altre. Khimei e Malashchuk sono membri del collettivo artistico Prykarpattian Theater.

JANIS RAFA è un’artista che vive e lavora tra Amsterdam e Atene. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive presso la Fondazione Merz di Torino, Salt di Istanbul, EMST – Museum of Contemporary Art, Atene, VOX – Centre de l’image contemporaine di Montreal, M HKA di Anversa, il Turku Art Museum, l’Eye Filmmuseum di Amsterdam, la Biennale d’Arte 2022 di Venezia, il Museu Tàpies di Barcellona e il MAXXI di Roma. Rafa ha conseguito un dottorato in Belle Arti presso l’Università di Leeds ed è stata artista residente presso l’Onassis Air Program (2024), Artworks – Stavros Niarchos Foundation (2020), oltre ad altre realtà. Il suo lavoro è stato sostenuto dal Mondriaan Fund, ART for the World, AFK, Netherlands Film Fund e Greek Film Centre. Le opere di Rafa fanno parte di numerose collezioni istituzionali e private, tra cui quelle dello Stedelijk Museum di Amsterdam, del Centraal Museum di Utrecht, del Museum Voorlinden di Wassenaar, di Fondazione In Between Art Film e della Fondazione Dommering di Amsterdam.

P. STAFF vive e lavora tra Los Angeles e Londra. Le sue opere sono state presentate a livello internazionale in istituzioni quali il Bonner Kunstverein, il Serralves di Porto, la Whitney Biennial 2024 a New York, la Kunsthalle Basel, il MOCA di Los Angeles, la Biennale d’Arte 2022 a Venezia, l’Institute of Contemporary Art di Shanghai, la Serpentine Gallery e la Chisenhale Gallery di Londra, il New Museum di New York. Ha ricevuto il Louis Comfort Tiffany Award, la Tate Liverpool/Keith Haring Foundation Artist Research Fellowship e il Paul Hamlyn Foundation Award for Visual Arts.

WANG TUO è un artista che vive e lavora a Pechino. Wang ha recentemente tenuto mostre personali e collettive al K21 di Düsseldorf, al M+ Museum di Hong Kong, al National Museum of Modern and Contemporary Art di Seul, alla Power Station of Art di Shanghai, all’OCAT di Shenzhen/Shanghai, all’Incheon Art Platform, all’UCCA – Center for Contemporary Art di Pechino, al Times Museum di Guangzhou, alla Staatliche Kunsthalle Baden-Baden, a Salt Project di Pechino, a Taikang Space di Pechino, alla Queensland Art Gallery di Brisbane, alla Julia Stoschek Foundation di Düsseldorf, al Queens Museum di New York, al Kino der Kunst di Monaco di Baviera, allo Zarya Center for Contemporary Art di Vladivostok, al National Taiwan Museum of Fine Arts di Taichung.

YUYAN WANG è una regista e videoartista che vive e lavora a Parigi. Le sue opere sono state esposte in occasione di eventi artistici e presso istituzioni quali la Biennale di Gwangju 2025, la 12a Biennale di Berlino, la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Palais de Tokyo di Parigi, l’UCCA – Center for Contemporary Art di Pechino, la Douglas Hyde Gallery di Dublino, il Wanås Konst di Knislinge, il 3bisf – Centre d’arts contemporains di Aix-en-Provence e in occasione di festival quali la Berlinale, l’International Film Festival Rotterdam, Doc Fortnight al MoMA di New York, CPH:DOX, nonché lo European Media Art Festival di Osnabrück. I suoi film hanno conseguito numerosi premi.

MAYA WATANABE è un’artista visiva e regista che vive e lavora ad Amsterdam, dove insegna alla Rietveld Academie. Il suo lavoro è stato presentato in istituzioni quali il De Pont Museum di Tilburg, il MAXXI di Roma, la Sharjah Art Foundation, il Palais de Tokyo di Parigi, il Kyoto Art Center, il Fridericianum di Kassel, il Matadero di Madrid, il Mori Art Museum di Tokyo, il MASP di San Paolo. Ha partecipato a diverse biennali e festival d’arte, tra cui Manifesta 15 Barcellona Metropolitana, il festival Videobrasil di San Paolo, la Biennale dell’Avana, la Biennale d’arte asiatica di Taichung, la Wuzhen Contemporary Art Exhibition e la Biennale di Pechino. Ha inoltre lavorato come direttrice artistica audiovisiva in produzioni teatrali in Perù, Spagna, Austria e Italia. Attualmente svolge un dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Culture Visive della Goldsmiths, University of London.
