

BUSTROFEDICO
prodotto da In Between Art Film e Gluck50
video, color-sound, 14’47’’, 2019, Né altra Né questa: La sfida al Labirinto, Padiglione Italia alla Biennale Arte 2019, Courtesy: MiBACT – Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana
ANNA FRANCESCHINI
Anna Franceschini (Pavia 1979) è un’artista visiva, filmmaker e ricercatrice. Nelle sue opere confluiscono l’attenzione per la messinscena dello spazio e per la costruzione dell’inquadratura. I Luoghi e repertori oggettuali, soggetti privilegiati dello sguardo di Franceschini, sono costantemente interrogati attraverso il linguaggio cinematografico e ri-animati grazie all’immagine in movimento. Attraverso un uso antropologico e allo stesso tempo poetico dell’immagine cinematografica, Franceschini mette in discussione i codici estetici condivisi che regolano la percezione e il valore del “sistema degli oggetti”, aprendo la strada a una nuova relazione tra l’uomo e le sue creazioni.
Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali e collettive presso numerose istituzioni internazionali, tra cui Witte de With, Rotterdam; Kunstverein, Dusseldorf; MAXXI e MACRO, Roma; Museion, Bolzano; CAC, Vilnius; Spike Island, Bristol; Centre Pompidou, Parigi; Les Abattoirs, Tolosa; Fiorucci Art Trust, Londra; Quadriennale, Roma e in numerosi festival come Locarno Film Festival, TFF/Torino Film Festival, IFFR/Rotterdam Film Festival. Vive e lavora a Milano.
“Come si può creare un film labirintico?”, si è chiesta l’artista e regista Anna Franceschini. La risposta si trova nel suo video BUSTROFEDICO (2019) e consiste nello sviluppare una serie di trappole e trucchi.
Realizzato come evento speciale e conclusivo della mostra “Neither Nor: The challenge to the Labyrinth”, a cura di Milovan Farronato per il Padiglione Italia della 58° Biennale – Esposizione Internazionale d’Arte, BUSTROFEDICO ha trasformato il Padiglione in una grande macchina visiva, cioè un dispositivo cinematografico in sé. Il display ha agito come una scena spazio-temporale, mentre il film ha offerto un’esperienza alternativa del Padiglione.
La scrittura che cambia direzione su ogni riga è chiamata bustofedrica. Va da sinistra a destra, poi da destra a sinistra e così via. Nei “percorsi di ritorno”, anche le singole lettere sono scritte al contrario. È questa l’idea che, sin dall’inizio, ha dato forma all’interpretazione cinematografica della mostra.
BUSTROFEDICO esamina i confini dei generi cinematografici, dal documentario al thriller, costruendo un’opera fluida e “senza genere” (in riferimento a categorie identitarie e cinematografiche). BUSTROFEDICO si svolge nello spazio interstiziale del “film display”, un ibrido che Franceschini ha esplorato nelle sue ricerche più recenti. L’artista ha infatti combinato e intrecciato il linguaggio del cinema e della documentazione, attraverso quelle modalità estetiche specifiche dell’allestimento ed esposizione degli oggetti. In questo modo il film non diventa solo uno dei dispositivi che contribuiscono alla memoria del Padiglione stesso, ma agisce contemporaneamente come uno dei suoi strumenti di analisi e critica.