

Installation view at Fondazione ICA Milano
BLIND MIRRORS
2019, Courtesy In Between Art Film
MASBEDO
Nicolò Massazza (1973, Milano) e Iacopo Bedogni (1970, Sarzana) hanno iniziato a lavorare insieme nel 1999 sotto il nome d’arte MASBEDO.
Da un punto di vista contenutistico la loro ricerca affronta il tema dell’incomunicabilità, sia a livello relazionale di coppia che a livello di gruppo, nella società contemporanea, ossia in quella che paradossalmente viene identificata proprio come la società della comunicazione. Ciò ha condotto alla realizzazione di opere di sapore più intimistico e, viceversa, a opere dall’esito antropologico-sociale-politico. Da un punto di vista formale i Masbedo hanno un approccio estetico, per certi aspetti addirittura pittorico, nella realizzazione dei loro video e perseguono l’obiettivo di coinvolgere lo spettatore gestendo lo spazio creato dal video concependo l’immagine in movimento in modo installativo e immersivo. Il lavoro dei Masbedo è una sintesi di teatro, performance, spazio, architettura e video/cinema e la dimensione narrativa legata all’immagine in movimento trova nell’installazione video una sua spazializzazione.
Blind Mirrors (2019) di MASBEDO mette in scena la convergenza conflittuale di due culture apparentemente lontane, quella occidentale e quella indiana-tamil, nella suggestiva cornice settecentesca del salone delle feste di Palazzo Gangi a Palermo. Lì, il regista italiano Luchino Visconti girò la famosa scena del ballo per il suo capolavoro “Il Gattopardo” (1963). Questa scena conduce a uno dei temi fondanti del film: il distacco dalla vecchia aristocrazia in declino del tempo e l’instaurazione della nuova e sempre più potente borghesia.
A partire da quel riferimento cinematografico, gli artisti ci invitano a riflettere sulla società contemporanea, ricreando nello stesso luogo un’altra scena, dove la danza ha ancora una volta un ruolo centrale. In Blind Mirrors, gli elementi aristocratici vengono sostituiti dalla presenza della comunità tamil di Palermo – un tentativo di portare una comunità diversa e minoritaria in un luogo di potere.
Il film si sviluppa attraverso la coreografia del Bharatanatyam, una delle principali espressioni della danza tradizionale indiana originaria dei templi dello stato del Tamil Nad e dello Sri Lanka. Questa danza esprime temi religiosi e idee spirituali dell’India meridionale: è un vocabolario sofisticato di segni basato sui gesti delle mani, degli occhi e dei muscoli facciali. Ipnotica e seducente, fu bandita dal governo coloniale britannico nel 1910 ma la comunità indiana nel XX secolo riuscì a portarla al di fuori dei templi.
Il titolo di Blind Mirrors prende ispirazione da un dettaglio che aveva colpito gli artisti durante la loro prima visita al Palazzo. Gli specchi all’interno della stanza in cui Visconti girò il suo film sono anneriti, e quindi quasi del tutto incapaci di riflettere. Questo fenomeno si è verificato quando Visconti e il suo direttore della fotografia decisero di posizionare dei fasci di luce al tungsteno in direzione di quegli specchi per ottenere una luce ancora più diffusa e brillante. Dopo molti giorni di prove e riprese, gli specchi si bruciarono e rimasero da quel momento anneriti per sempre. Questa nota decadente è un elemento di rottura all’interno della sontuosa sala, che riflette metaforicamente le implicazioni politiche, sociali e individuali della memoria e della sua trasmissione.