

SUNSETS, EVERYDAY
Video, 14’ 55’’
Courtesy l’artista e Fondazione In Between Art Film
Commissioned and produced by In Between Art Film for the project Mascarilla 19 – Codes of Domestic Violence
BASIR MAHMOOD
Formatosi come scultore, Basir Mahmood (n. 1985, Lahore; vive e lavora ad Amsterdam) utilizza il video e la fotografia per riflettere sui meccanismi di costruzione del linguaggio cinematografico e per confrontarsi con il valore estetico e politico della realtà quotidiana.
Sunsets, everyday è il risultato di una ricerca iniziata dall’artista immaginando il processo, sia fisico che cinematografico, che genera le immagini di violenza domestica. Durante il lockdown alcune vittime hanno coraggiosamente utilizzato i social media per condividere fotografie dei loro volti, per incoraggiare altre donne a denunciare. Le ferite e i segni sui loro corpi erano l’unica prova tangibile dei colpi e del dolore che avevano subito, e per l’artista sono state il punto di partenza per riflettere su tutto quello che accade lontano dal nostro sguardo.
Mahmood ha quindi commissionato a un team di produzione cinematografica in Pakistan di ricreare e filmare in sua assenza una scena ripetuta di violenza domestica, seguendo le sue istruzioni e alcune immagini di riferimento. Mentre la troupe principale era impegnata a lavorare, due cameramen avevano l’indicazione di filmare in continuo l’intero processo e gli elementi del set nei minimi dettagli. Questa metodologia di lavoro a distanza, da lui spesso utilizzata, attiva una riflessione su un piano concettuale sul ruolo dell’artista e sulla sua autorialità, rendendolo testimone e osservatore della sua stessa opera.
La messa in scena della violenza è quindi ciò che genera le immagini sullo schermo, ma l’atto in sé è quasi del tutto negato allo spettatore. Sono infatti visibili solo stretti primi piani e piccole porzioni di corpi femminili. L’artista rifiuta così qualsiasi spettacolarizzazione e si concentra invece sul processo cinematografico e sui codici del suo linguaggio. Un metacinema della violenza i cui protagonisti sono tecnici e membri della troupe sottoposti alla richiesta estenuante di ripetere la scena per 16 ore consecutive di riprese. Il set stesso è indagato dalla telecamera con uno sguardo forense, e gli oggetti che lo compongono sono portati sullo stesso piano di valore delle persone. Testimoni forzati della violenza che si consuma di fronte a loro. La riproposizione quasi ossessiva degli stessi gesti, come la pulizia del pavimento, diventa così espressione della quotidianità della violenza. Un atto che si ripete attraverso una tragica continuità. Tutti i giorni, inevitabile come un “tramonto”.