

FRITZ
Video monocanale animazione CGI colore suono loop
Commissionato e prodotto da Fondazione In Between Art Film e co-prodotto da Sadie Coles HQ Londra e Galerie Buchholz Berlino/ Colonia/New York per la mostra Nebula 2024. © Diego Marcon. Courtesy dell’artista; Fondazione In Between Art Film; Sadie Coles HQ Londra; e Galerie Buchholz Berlino/Colonia/New York
DIEGO MARCON
è un artista che indaga gli archetipi delle immagini in movimento combinando le teorie del cinema strutturale con il sentimentalismo dei generi di intrattenimento. Le opere di Marcon sono state esposte a livello internazionale in mostre personali presso Kunsthalle Basel; Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato; Fondazione Nicola Trussardi, Milano; e Museo MADRE, Napoli. Tra le mostre collettive più recenti figurano la Biennale Arte 2022; Mudam, Lussemburgo; Museo MACTE, Termoli; e Fondazione Prada, Milano. I suoi film sono stati presentati in festival come Quinzaine des cinéastes, Cannes; International Film Festival Rotterdam; Viennale, Vienna; Festival du nouveau cinéma de Montréal; IndieLisboa, Lisbona; e BFI London Film Festival.
All’interno di una legnaia illuminata da un’alba autunnale, un ragazzino sta cantando uno jodel. Utilizzato tradizionalmente nelle Alpi Centrali per riportare il bestiame nelle stalle o per comunicare con i villaggi distanti, lo jodel di Fritz è invece un richiamo soffocato e un requiem lugubre, accompagnato da altre voci provenienti dalle vallate e dalle montagne vicine. La nitidezza e la semplicità della scena appaiono perfettamente reali e rassicuranti, ma al contempo assurde e inquietanti. Alcuni dettagli, quali il pile e i pantaloni di Fritz parzialmente ricoperti di macchie d’erba e fango, pur ancorando in certa misura la storia in una realtà plausibile, sono troppo insignificanti per costituire una soggettività autentica per la sua figura. Non spiegano neanche la strana situazione in cui si trova, o il suo insolito comportamento, come il piccolo calcio che dà contro il muro per poter continuare a girare su se stesso. Sospeso tra l’infanzia e l’età adulta, tra l’essere nel mondo e l’essere senza mondo, tra essere umano ed essere burattino, Fritz sembra un personaggio irreparabile che – come il suo brano ripiegato allo stato di vocalizzazione e di suono gutturale – è stanco morto, esausto dal teatro della vita e dalle sue aspettative di un qualche significato. Fondendo tra loro elementi drammatici, comici, grotteschi ed evocando al contempo personaggi letterari come Pinocchio, questa breve ma interminabile scenetta costruisce una realtà nella quale i fatti sono trucchi iper-realistici capaci di creare spazio attorno a un abisso di orrore e stupore. Parallelamente, la sua atmosfera spettrale conferisce a questo racconto polifonico una leggerezza inattesa capace di generare un’ironia compassionevole verso le forme collettive di tristezza e isolamento che caratterizzano la nostra epoca. L’opera è stata realizzata insieme all’animatore Diego Zuelli e al musicista Federico Chiari, collaboratori di lunga data dell’artista. Lo jodel è stato eseguito dal Coro Genzianella, un gruppo di canto folcloristico composto da sole voci maschili, fondato nel 1961 in un piccolo villaggio montano del Trentino-Alto Adige.