

UNTIL WE BECAME FIRE AND FIRE US
Installazione video e audio multicanale colore suono
Commissionato e prodotto da Fondazione In Between Art Film per la mostra Nebula 2024. Co-prodotto da Sharjah Art Foundation e co-commissionato da Polygreen Culture and Art Initiative (PCAI) per Sharjah Biennial 15 2023. Courtesy degli artisti e Fondazione In Between Art Film
BASEL ABBAS E RUANNE ABOU-RAHME
vivono e lavorano tra Ramallah e New York. Il loro lavoro è stato presentato in mostre personali presso istituzioni come Astrup Fearnley Museet, Oslo; Migros Museum of Contemporary Art, Zurigo; The Museum of Modern Art, New York; Centraal Museum, Utrecht; Kunstverein Hamburg; Tale of A Tub, Rotterdam; Krannert Art Museum, Champaign (IL); Protocinema a Alt Bomonti, Istanbul; ICA, Philadelphia; Office for Contemporary Art, Oslo; Jameel Art Center, Dubai; e Delfina Foundation, Londra. Le mostre collettive più importanti includono Sharjah Biennial (2023); Berlin Biennale (2022); The Mistake Room, Los Angeles; Seoul International Media Art Biennale (2016); Kunsthalle Wien; ICA, Londra; Darat al Funun, Amman; São Paulo Biennial (2014); Gwangju Biennale (2014); e Istanbul Biennial (2013). Sono stati selezionati per l’Open Society Foundations fellowship, New York, nel 2020–21, e sono stati artisti in residenza presso la Robert Rauschenberg Foundation, Captiva, nel 2023. Il loro progetto May amnesia never kiss us on the mouth (2020–), suddiviso in tre parti, è in visione su Artist Web Projects, un programma online di commissioni di Dia Art Foundation.
Dal 2023 quest’opera intreccia territori distrutti e comunità frammentate nel ruolo di testimoni viventi, di presenze assenti attraverso cui narrazioni che altrimenti verrebbero soppresse o perdute possono sopravvivere e rientrare a far parte del tessuto della realtà. Per questo nuovo adattamento, gli artisti si confrontano con la funzione originale del Complesso dell’Ospedaletto, che per quattro secoli è stato rifugio per i poveri e gli ammalati, incorporando i disegni creati dal padre di Abou-Rahme a Gerusalemme negli anni ‘70 e ’80, per riflettere sulle forme passate e presenti di espropriazione e cancellazione in Palestina. All’interno e all’esterno di un susseguirsi di sale, composizioni di parole, suoni, immagini e luci sono disposte in modo da accumularsi e dissiparsi progressivamente. Il loro flusso e riflusso non lineare è un invito per il pubblico a trovare un senso negli elementi visivi, sonori, fisici e ambientali dell’installazione attraverso un’esperienza sensoriale e poetica. Dalle piante indigene che resistono ai tentativi di estirpazione, alle pietre antiche che riemergono dal cemento di impronta coloniale, ai siti in cui si sono verificati eventi violenti e scintille di libertà, fino ai testi di canzoni sull’amore e la perdita o alle danze tradizionali eseguite in condizioni diasporiche, l’opera riaccende le tracce di esistenze alienate e le trasforma in strumenti inter-generazionali di riconnessione spirituale e fisica, nonché di ricostruzione storica. Campionate a partire da un archivio crescente di materiali di cui gli artisti sono co-autori e che hanno raccolto e remixato fin dal 2010, queste narrazioni frantumate e fagocitanti appaiono e scompaiono in maniera vertiginosa, fondendosi a volte l’una nell’altra attraverso sovrapposizioni e distorsioni di tipo sensoriale. La loro caratteristica relazione materica con lo spazio mira a generare una forma di reciprocità tra chi osserva e chi viene osservato, chi perseguita e chi viene perseguitato. Quest’opera fa parte del più ampio progetto May amnesia never kiss us on the mouth (2020–in corso) che, attraverso il prisma della performance, osserva il modo in cui le comunità testimoniano e resistono alle esperienze di brutalità e sradicamento.