SCREENING PROGRAMS

prodotto e ideato da Beatrice Bulgari

AFTER US

MAXXI VIDEOGALLERY, ROMA, 28-30.04.2020

A cura di Julian Rosefeldt

La vita sulla terra sta cambiando a una velocità senza fiato, con conseguenze ambivalenti: L’ampliamento dell’accesso a un mercato globalizzato ha facilitato la crescita della classe media negli ex paesi del Terzo mondo e ha permesso a un numero crescente di esseri umani di sfuggire alla povertà. D’altra parte, la globalizzazione e il turbo-capitalismo si accompagnano a un divario crescente tra ricchi e poveri, con conseguenti guerre civili e migrazioni di massa. Le tecnologie digitali e i social media offrono un migliore accesso alla comunicazione e all’istruzione a coloro che erano precedentemente isolati, ma hanno anche creato nuovi fenomeni come l’odio e la diffusione di false notizie.

Ovviamente, la nostra insaziabile fame di risorse e la concomitante distruzione della natura e dei sensibili ecosistemi del nostro pianeta provocano catastrofi ecologiche locali e cambiamenti climatici globali. L’intero scenario è evidente e onnipresente, eppure l’umanità sembra non essere in grado di leggere i segnali allarmanti e reagire di conseguenza.

Gli artisti, essendo sempre sismografi del loro tempo, hanno percepito questi sviluppi inquietanti da molto tempo. Guardano – a volte da una prospettiva odierna, altre volte da un futuro immaginato lontano – all’Antropocene, o meglio: al Capitalocene, poiché l’aumento della portata e della velocità del cambiamento ambientale è originariamente emanato dal concetto di capitale e da un concetto di crescita che esclude la maggior parte dell’umanità e riduce la maggior parte degli umani al ruolo di semplici consumatori. Gli artisti contribuiscono all’attuale discorso critico in diversi modi: come giornalisti investigativi o, al contrario, come visionari che elaborano utopie e distopie.

Le opere sono state selezionate della collezione dell’archivio In Between Art Film di Beatrice Bulgari e mostrano una diagnosi poetica ma acuta del presente, suggerendo una prospettiva malinconica sul futuro, in un’epoca dopo di noi (After Us). Gli artisti in questa selezione di opere video si concentrano sui problemi e sui fenomeni del nostro tempo quali migrazione, perdita e sfollamento; identità e alienazione; nostalgia e memoria; controllo e sorveglianza; populismo, verità e manipolazione.

Analizzano le strategie di produzione di immagini in un’era digitale e il loro contributo alla creazione di una nuova storia; elaborano le ripercussioni della globalizzazione e la trasformazione delle identità culturali; sottolineano le conseguenze dei conflitti militari e delle rivoluzioni sociali e quindi rivelano come l’identità sia sempre condizionata e creata dal contesto socio-economico e politico.

AFTER US
Selezione di film / video
A cura di Julian Rosefeldt
MAXXI Videogallery
26 Marzo 2020 – 26 Aprile 2020

Stefanos Tsivopoulos
Untitled (The Remake)
14 min. video single channel HD, colour, sound, 2007.

Amnesialand
24 min. video single channel HD, super 16 mm transferred, colour, sound, 2010.

Eva Giolo
Gil
4min. 43 sec. archive footage and home movies, b/w, stereo, 2016.

George Drivas
Beta Test
15 min.  video single channel, b/w, sound, 2006.

Kepler
15 min. video single channel HD, colour, sound, 2014.

Hiwa K
Pre-Image (Blind as the mother tongue)
14 min. 40 sec. video single channel, colour, sound, 2017

Masbedo
2’59’’
2 min. 59 sec. video single channel HD, sound, 2014. 

Driant Zeneli
Maybe the cosmos is not so extraordinary
10 min. 13 sec. two channel video (trasferito in mono canale), colour, sound, 2019.

Agnieszka Mastalerz
Play down
2 min. 31 sec. video single channel HD, colour, sound, 2017. 

Alyona Larionova
Staying with the trouble
14 min. video single channel HD, colour, sound, 2018.

Polina Kanis
The Pool
9min. 36 sec. video single channel HD, colour, sound, 2015.

Hiwa K
The Bell Project, Part I (Italy) and II (Iraq)
Part I: 25 min. 29 sec.
Part II: 35 min.
Two channel video HD, colour, sound, 2007 – 2015.

Valentina Knezevic
Voiceover
6min. 33 sec. video single channel HD, colour, sound, 2017. 

Thao Nguyen Phan
Becoming Alluvion
16 min. 25 sec. video single channel HD, colour, sound, 2019.

Adelita Husni-Bey
The Reading/ La Seduta
18 min. video single channel HD, colour, sound, 2017.

After the finish line
12 min. 39 sec. video single channel 4k, colour, sound, 2015.

INVISIBLE CITIES

MUSEO MAXXI, ROMA 2019

A cura di Leonardo Bigazzi

Video rassegna concepita e prodotta da Beatrice Bulgari per In Between Art Film

A cura di Leonardo Bigazzi 

“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”. Italo Calvino, Le città invisibili

Nelle città si ritrovano, tradotte nello spazio, tutte le contrapposizioni politiche, sociali ed economiche del mondo contemporaneo. Ma quali sono le storie che una città è in grado di raccontare e come si può ripensare la nostra relazione con lo spazio urbano? La rassegna è un viaggio ideale in sette tappe tra luoghi reali e immaginari.
Un racconto in cui ciascuno può trovare il proprio inizio e dove, come nel libro di Calvino da cui prende il titolo, non vi è una gerarchia tra le varie parti. Le opere selezionate rivelano la capacità degli artisti di comprendere e rielaborare la semantica urbana immaginando visioni e proposte alternative che riflettono le rapide e radicali trasformazioni delle metropoli contemporanee. L’esplorazione di questa complessa stratificazione è restituita attraverso i desideri, le domande e le angosce con cui ci confrontiamo quotidianamente, nella speranza di ritrovare l’orientamento o, se non altro, di costruirci un rifugio.

Iván Argote
La Plaza del Chafleo
2018

Katja Verheul
Ostile Sites – Part 2
2017

Jordi Colomer
New Palermo Felicissima
2018 

Hiwa K
A View from Above
2017

Vincent Ceraudo
Paris City Ghost
2015 

Arash Nassiri
City of Tales
2017

Loretta Fahrenholz
Ditch Plains
2013

SILENCE AND RITUALS

MUSEO MAXXI, ROMA, 8.05.2018 – 10.06.2018 MUSEO DEL 900, FIRENZE, 17.09. 2018 – 24.01.2019

Curato da Paola Ugolini / Curated by Paola Ugolini

Questa rassegna video vuole mostrare, attraverso il lavoro di nove artisti internazionali, quella magica sospensione di suono e di tempo che precede e accompagna le cerimonie e i riti sia laici che religiosi. Il silenzio, fisico e mentale, è la colonna sonora che guida tutte le opere presentate in questo progetto per il quale sono stati volutamente selezionati quei lavori che, pur con profondi significati politici e sociali, privilegiassero un approccio visivo esteticamente lirico e poetico. Gli artisti selezionati sono: Vanessa Beecroft, Mircea Cantor, Democracia, Regina Josè Galindo, Sigalit Landau, Masbedo, Hans Op de Beeck, Adrian Paci, Janis Rafa.

Il silenzio non è uno stato di quiete, ma una tensione, quella di un gorgo in cui i suoni si avvitano attratti verso il fondo”. Erri de Luca

Sigalit Landau
Salted Lake (salt crystal shoes on a frozen lake), 2011.
Courtesy In Between Art Film

Masbedo
Madame Pinin, 2017.
Courtesy In Between Art Film

Hans Op de Beeck
Staging Silence (2), 2013.
Courtesy In Between Art Film

Adrian Paci
Interregnum , 2017.
Courtesy In Between Art Film

Vanessa Beecroft
VB82, 2017.
Courtesy In Between Art Film

Janis Rafa
Winter Came Early, 2015.
Courtesy In Between Art Film

Regina José Galindo
La Intención, Novoli Italia, 2016.
Courtesy In Between Art Film

Mircea Cantor
Funia, 2015.
Courtesy In Between Art Film

Democracia
Ser y Durar, 2011.
Courtesy In Between Art Film

SURVIVAL STRATEGIES

MUSEO DEL ‘900 FIRENZE

Curato da Paola Ugolini / Curated by Paola Ugolini

We don’t even know how strong we are until we are forced to bring that hidden strength forward. In times of tragedy, of war, of necessity, people do amazing things. The human capacity for survival and renewal is awesome.” Isabel Allende

Questa rassegna di video, ideata da Beatrice Bulgari per In Between Art Film, a cura di Paola Ugolini, attraverso le opere video di sette artisti internazionali: Masbedo, Hiwa K., Santiago Sierra, Maria José Arjona, Regina José Galindo, Shadi Harouni, Mary Zygouri riflette il nostro presente, tragicamente lacerato da sanguinosi conflitti, odi razziali e faide religiose alimentate da interessi economici e geo-politici. Hiwa K (Kurdistan, Sulaymanyya,1975) ha cominciato la sua carriera artistica nel suo paese natale come pittore figurativo, raffigurava la realtà che lo circondava e, nonostante adesso viva a Berlino e ha smesso di dipingere, questa sua attitudine realistica si è mantenuta nella sua pratica di video-artista. Il suo stile, che può essere definito come “realista-socialista”, non mira però alla minuziosa ricostruzione oggettiva della realtà, ma piuttosto a trasformare questa realtà con visionarietà e lirismo. Per la Biennale di Venezia del 2015 curata da Okwui Enwenzor, ha esposto una grande campana realizzata con la fusione dei metalli recuperati durante il conflitto Iran-Iraq (1980-1988), ed entrambe le Guerre del Golfo (1991, 2003), elegantemente adornata di bassorilievi che rappresentano le opere d’arte mesopotamica distrutte dall’ISIS in alcune zone del Medio Oriente. Come in un esperimento alchemico, mentre il metallo degli ordigni bellici fonde e prende una nuova forma tutto il mortale frastuono della guerra si trasforma in un suono di pace e speranza. Nella Storia è successo tante volte che i cannoni fossero realizzati fondendo le campane delle chiese, in caso fosse stato difficile recuperare il metallo, questo video capovolge completamente la situazione invertendo il processo da negativo in positivo. L’idea di The Bell Project (2007.2015) Iraq-Italy è stata ispirata dal video “Nazhad” (realizzato nel 2007 in Kurdistan) che narra le vicende di un uomo curdo che per mestiere fonde residuati bellici per trasformarli in oggetti di uso comune che spedisce in tutto il mondo. Nazhad sa riconoscere da dove vengono i metalli, la loro provenienza e le parole di questo uomo semplice ci fanno riflettere sia su come la circolazione dei materiali crei una connessione continua tra luoghi diversi e, soprattutto, su come i conflitti militari contribuiscano agli scambi economici globali. Il video si compone di due parti di cui la seconda è stata girata nel 2015 interamente in Italia in una antica fonderia di Cremona specializzata nella realizzazione delle campane da Chiesa. Santiago Sierra (Madrid, 1965) è un artista estremamente radicale che da quasi trent’anni realizza opere video e performances muovendovi sul terreno impervio della critica alle condizioni socio-politiche della contemporaneità. Scomodo messaggero della cupa verità del nostro tempo Sierra mette il dito nelle piaghe della società contemporanea denunciando lo sfruttamento del lavoro, la disuguaglianza e la discriminazione. La realtà entra sempre a pieno titolo nei suoi lavori creando un rapporto ambiguo fra opera e mondo come nel il video a 10 canali Palabra destruida (Destroyed word) (2010-2012) in cui Sierra mette in scena la distruzione fisica delle dieci lettere che costituiscono la parola Kapitalism. Ogni lettera, costruita con materiali diversi, è stata realizzata in un diverso luogo geografico per poi essere distrutta dando vita a dieci performances.

La guatemalteca Regina José Galindo (Città del Guatemala, 1974) usa il suo corpo, fragile e spesso nudo, per denunciare la violenza contro le donne e più in generale quella sociale, politica e culturale della società contemporanea. Nel video La Sombra (2017) presentato a Kassel in occasione di Documenta 14, ancora una volta, l’artista spezza la sua lancia a favore dell’oppressa condizione femminile, mettendo in scena se stessa che ansimante corre disperatamente mentre viene inseguita da un carro armato che le punta contro la canna del cannone. Questo video è anche una denuncia al mercato delle armi e ai paesi che le producono fra cui la Germania, sede di Documenta, che è al quinto posto nel mondo. Come dice l’artista “Non possiamo sfuggire all’orrore. L’orrore ci segue, è la nostra ombra”. Anche l’artista colombiana Maria José Arjona (Bogotà, 1973) nel video Linea de Vida (2016) usa il suo corpo come strumento dinamico per riconnettere lo spettatore al mistero della natura e alla sua intrinseca forza. L’artista, muovendosi sinuosamente nell’angusto spazio orizzontale fra il pavimento e le mille bottiglie di vetro appese al soffitto con altrettanti fili di nylon, imprime a queste ultime un ritmico moto ondulatorio che ricorda visivamente quello del mare. In questa performance l’artista ricrea artificialmente il mormorio cristallino dello scorrere dell’acqua per evocare uno stato di primitività in cui il rumore del mare, con la sua forza ancestrale, e il movimento ipnotico delle bottiglie ci avvolgono come in un mantra. L’artista scompare fisicamente alla vista per lasciare spazio all’esperienza così da riportare lo spettatore alla poetica del rapporto intimo con la natura. La performer greca Mary Zygouri (Atene,1973) nel video Venus of the Rags/In transit/ Eleusis (2014)  ha utilizzato una delle più iconiche opere dell’Arte Povera: la Venere degli stracci  di Michelangelo Pistoletto. Diversi episodi narrativi (Il risveglio della Dea, La santa ombra, Purificazione, Fuori con il profano) compongono questo surreale racconto per immagini girato a Elefsina (Eleusi), una città che rappresenta il tipico esempio di scellerata stratificazione urbana intensiva che stride con le rovine archeologiche del suo glorioso passato. La terra di Elefsina è un luogo di paradossi e di tradizioni in gran parte contraddittorie, da un lato c’è la grande eredità di un’arcaica sacralità dovuta al culto di Demetra e ai misteri Eleusini, dall’altro la distopia contemporanea di un ambiente estremamente inquinato da un’attività industriale intensiva e non regolamentata. Servendosi di un carretto l’artista ha trainato la statua di Venere con il suo mucchio di stracci attraverso terreni incolti, siti industriali abbandonati o cantieri edili lasciati incompiuti. Questa dea ‘in transito’ in cerca di una nuova ubicazione diventa quindi la trasposizione simbolica della condizione di transizione della stessa Elefsina nel suo tentativo di rilocare e ricontestualizzare culturalmente il luogo, le comunità e le identità. Oltre alla presenza di Venere, l’artista ha usato il suo corpo di donna come strumento per un discorso politico personale e collettivo capace di assorbire «le vibrazioni dell’ambiente architettonico umano e urbano». Gli slittamenti semantici dal culturale-storico al personale-corporeo sono caratteristici dell’opera di Mary Zygouri così come la somatizzazione del messaggio politico in cui il corpo da strumento fisico diventa elemento concettuale.

L’artista iraniana Shadi Harouni (Hamedan, Iran, 1985) ha girato il video The Lightest of stones in una cava di pietre del Kurdistan dove un gruppo di uomini, confinati in quel luogo inospitale a causa delle loro idee politiche, discutono di ISIS, di leggende e delle sexy-dive americane come Jennifer Lopez. L’artista con le mani nude scava la terra per estrarre le pietre, dando la schiena al gruppo di uomini che fra il serio e il faceto continuano a chiacchierare fra di loro interrogandosi anche sul senso dell’azione fisica e illogica che la ragazza sta compiendo. Il duo di video artisti italiani MASBEDO (Nicolò Massazza, Milano 1973, Iacopo Bedogni, Sarzana 1970) in Glima (2008) mettono in scena, con grande efficacia scenografica e narrativa, la tragedia dell’incomunicabilità e della difficoltà dei rapporti di coppia uomo-donna. Nel biancore accecante dei ghiacci islandesi, in una natura ostile e indifferente ai drammi umani, un uomo e una donna legati da lunghe corde di pelle nera, che ricordano i gatti a nove code delle pratiche sado-maso, si scontrano e si affrontano in una lotta senza quartiere che non lascerà sul campo né vincitori, né vinti. La violenza  sembra dunque essere l’unico sentimento che continua a legare i due esseri umani che ansanti si trascinano nella macabra danza della sopraffazione. Glima è l’antica lotta tradizionale nazionale islandese che risale ai tempi dei Vichinghi e che veniva usata per risolvere le diatribe fra villaggi. La competizione non è basata solo sulla forza fisica ma, soprattutto, sulla resistenza psicologica e infatti le donne combattono alla pari con gli uomini. Vince chi atterra per primo l’avversario facendo leva su una cintura di pelle che entrambi i partecipanti devono portare in vita.

Nascendo un numero d’individui superiore a quello che può vivere, deve certamente esistere una seria lotta per l’esistenza, sia fra gli individui della medesima specie, sia fra quelli di specie diverse, oppure contro le condizioni fisiche della vita.” (Charles Darwin)

Maria José Arjona
Linea de Vida, 2016 – 2017, video HD, color, sound, 6’43’’.
Courtesy In Between Art Film

Hiwa K
The Bell Project – Iraq/Italy, 2007 – 2015, two-channel video installation, color, sound, full HD, 16:9, part I Iraq, 25’29’’, part II Italy 35’25’’.
Courtesy In Between Art Film

Santiago Sierra
Palabra Destruida (Destroyed Word), 2010 -2012, video 10-channel, no color, sound, 24’.
Courtesy In Between Art Film

Regina José Galindo
La Sombra, 2017, Video performance with a leopard tank. Video full HD, 16:9, color, sound, 8’ 26’’.
Courtesy In Between Art Film

Mary Zigouri
Venus of the rags /In Transit/Eleusis, 2014, Video, one-channel, full HD, color, sound, 17’.
Courtesy In Between Art Film

Shadi Harouni
The Lightest of Stones, 2015, video HD, one-channel, color, sound, 15’55’’.
Courtesy In Between Art Film

Masbedo
Glima, 2008, video HD, single channel, color, sound, 17’59’’.
Courtesy In Between Art Film

IL CORPO È UN INDUMENTO SACRO

MUSEO DEL 900, FIRENZE, 21.04.2018 – 16.09.2018 VIDEOCITTÁ, ROMA, 26.10.2018

Curato da Paola Ugolini / Curated by Paola Ugolini

In questa rassegna video il corpo umano è fil rouge che unisce i lavori di otto artisti internazionali: I MASBEDO, Anahita Razmi, Lucy Harvey, Damir Ocko, Silvia Giambrone, Marzia Migliora, Alessandro Piangiamore, Marinella Senatore. Nei lavori selezionati il corpo indagato non è solo fisico, ma anche mentale, un corpo che è la misura del nostro esistere in questa dimensione terrena, un corpo talvolta negato o rappresentato soltanto da un particolare anatomico che diventa metafora di più complessi scenari esistenziali.

Masbedo
Until The End, 2011.
Courtesy the artists and In Between Art Film

Lucy Harvey
Guide to Life III (B): Productive Living (Emotional Well-Being): 4. Strategies for Those Living Alone, 2000.
Courtesy In Between Art Film

 Anahita Razmi
Middle East Coast West Coast, 2014. Courtesy In Between Art Film

Damir Ocko
Dicta II, 2018.
Courtesy the artist, Tiziana Di Caro, Napoli and Eastwards Prospectus.

Silvia Giambrone
Sotto Tiro, 2013.
Courtesy Galleria Stefania Miscetti, Roma.

Marzia Migliora
Forever overhead, 2010.
Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano.

Alessandro Piangiamore
Around an empty shell, 2014.
Courtesy the artist e Magazzino, Roma.

Marinella Senatore
The school of Narrative Dance, Equador, 2013.
Courtesy the artist and Laveronica arte contemporanea, Modica.

DOMESTIC AND URBAN LANDSCAPES

LOOP BARCELONA, FUNDACIÓ, SUÑOL 12- 22.10.2018

Curato da Paola Ugolini / Curated by Paola Ugolini

In occasione della sua prima collaborazione con LOOP, In Between Art Film presenta una selezione video di 10 artisti internazionali che si occupano in modo diverso dell’architettura domestica e dello spazio urbano. Dalla fredda architettura delle città contemporanee alla dimensione privata di un’abitazione, tutte le opere riflettono l’idea di come la casa sia, citando Frederick Kiesler, “l’epidermide del corpo umano”. I video scelti offrono una panoramica sulla produzione contemporanea delle immagini in movimento, e presentano un’estetica coerente con i lavori prodotti da In Between Art Film.

Hiwa K
A view From Above, 2017.
Courtesy In Between Art Film

Democracia
Ser Y Durar, 2011.
Courtesy In Between Art Film

George Drivas
Beta Test, 2006.
Courtesy In Between Art Film

Diego Marcon
Monelle, 2017.
Courtesy In Between Art Film

Masbedo
Ionesco Suite, 2013.
Courtesy In Between Art Film

Mircea Cantor
Funia, 2015.
Courtesy In Between Art Film

Giovanni Giaretta
La Casa (ostinato crescendo), 2018.
Courtesy the artist and Tiziana Di Caro Gallery

Anahita Razmi
Middle East Coast West Coast, 2014.
Courtesy In Between Art Film 

Lucy Harvey
Guide to Life III (B): Productive Living (Emotional Well-Being): 4. Strategies for Those Living Alone, 2000.
Courtesy In Between Art Film

Hans Op de Beeck
Staging Silence (2), 2013.
Courtesy In Between Art Film