PENUMBRA

La prima mostra istituzionale di Fondazione In Between Art Film organizzata in occasione della Biennale Arte 2022 con 8 nuove video installazioni appositamente commissionate e prodotte

20 aprile – 27 novembre 2022

Complesso dell’Ospedaletto, Venezia

con

Karimah Ashadu, Jonathas de Andrade, Aziz Hazara, He Xiangyu, Masbedo, James Richards, Emilija Škarnulytė, Ana Vaz

a cura di

Alessandro Rabottini, Direttore Artistico, Fondazione In Between Art Film
Leonardo Bigazzi, Curatore, Fondazione In Between Art Film

La guida digitale della mostra è disponibile qui.

Penumbra è accompagnata dal programma pubblico interdisciplinare “Vanishing Points”

a cura di

Bianca Stoppani, Editor, Fondazione In Between Art Film
Paola Ugolini, Curatrice, Fondazione In Between Art Film

Orari di apertura
Penumbra è aperta tutti i giorni, tranne il martedì. L’ingresso è gratuito, dalle 10 alle 18, con ultimo accesso alle 17

Come raggiungerci
Complesso dell’Ospedaletto si trova in Barbaria de le Tole, 6691, nell’area di Castello. Apri Google Maps.
Le fermate del vaporetto più vicine sono Rialto, San Zaccaria, e Ospedale. Consulta gli orari e le rotte.

Per informazioni
+39 3463158767

Stampa italiana:
LARA FACCO P&C
Lara Facco, lara@larafacco.com +39 349 2529989
Claudia Santrolli, claudia@larafacco.com +39 339 7041657

Stampa internazionale:
SAM TALBOT
Matthew Brown, matthew@sam-talbot.com +44 (0) 7989 446557

Immagini dell’Ospedaletto e della Chiesa di Santa Maria dei Derelitti realizzate da Giacomo Bianco.

Penumbra è una mostra collettiva a cura di Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi che presenta otto nuove installazioni video commissionate a Karimah Ashadu (1985, Regno Unito), Jonathas de Andrade (1982, Brasile), Aziz Hazara (1992, Afghanistan), He Xiangyu (1986, Cina), Masbedo (Nicolò Massazza, 1973 e Iacopo Bedogni, 1970, Italia), James Richards (1983, Regno Unito), Emilija Škarnulytė (1987, Lituania), e Ana Vaz (1986, Brasile), e prodotte dalla Fondazione In Between Art Film.

Prendendo ispirazione dall’atmosfera rarefatta di Venezia e dall’architettura ibrida dell’Ospedaletto e della Chiesa di Santa Maria dei Derelitti, Penumbra è pensata come un dispositivo scenico in cui l’architettura e la sua storia, il suono, le immagini e gli interventi spaziali temporanei sono in dialogo reciproco. Il concetto di “penombra” è qui esplorato secondo una doppia valenza: da una parte, sul piano materiale l’assenza di luce è la condizione necessaria affinché le immagini in movimento siano visibili; dall’altra, sul piano metaforico la semi-oscurità è interpretata come una soglia, come luogo di transizione all’interno del quale i contorni e le sembianze delle cose sfumano tra loro. Intesa come lo spazio che abitiamo tanto al sopraggiungere della notte quanto all’annuncio di una nuova alba, la penombra ridefinisce la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra memoria storica e fantasmi individuali, tra la realtà dei corpi e le loro rappresentazioni sociali, tra l’umano e l’ambiente assoggettato. Attraverso sensibilità artistiche e linguaggi tra loro differenti, e che spaziano dagli approcci narrativi alle sperimentazioni visive e sonore, le immagini in movimento sono qui proposte come medium multiforme che parla di un mondo che è globale, frammentato e in continua metamorfosi.

Le opere sono presentate secondo una sequenza di zone buie e squarci di luce, e fanno eco alle trasformazioni che il Complesso dell’Ospedaletto ha subito nel corso dei secoli, successivamente alla sua istituzione nel XVI secolo come struttura per accogliere i bisognosi. L’allestimento della mostra — curato da Ippolito Pestellini Laparelli e dal suo studio 2050+ — rimanda alla storia del luogo e al tempo stesso spazializza il concept della mostra riflettendo sulle nozioni interconnesse di anatomia umana e architettonica.

Penumbra sarà accompagnata da Vanishing Points, un programma pubblico di incontri interdisciplinari a cura di Bianca Stoppani e Paola Ugolini che coinvolgerà gli artisti presenti in mostra ed espanderà il dibattito intorno alle loro pratiche attraverso conversazioni con curatori e intellettuali internazionali.

BIOGRAFIE DEGLI ARTISTI

Karimah Ashadu (1985, Regno Unito) è un’artista britannico-nigeriana che vive e lavora tra Amburgo e Lagos. La pratica di Ashadu riguarda la percezione del sé e del luogo, nonché i concetti di lavoro e patriarcato relativi al contesto socio-economico della Nigeria e dell’Africa occidentale. Il suo lavoro è stato esposto e proiettato in istituzioni come Kunstverein in Hamburg; Galerie für Zeitgenössische Kunst, Lipsia; MoMA, New York; e Centre d’Art Contemporain Genève. Ashadu ha ricevuto il premio ars viva (2020) e il Contemporary art prize (2020), Rotary Club. Ha anche ricevuto premi all’interno di festival come Ann Arbor Film Festival, European Media Art Festival e Euro Video. Il suo lavoro è rappresentato nelle collezioni pubbliche di MoMA, New York; e Fonds Municipal d’Art Contemporain de la Ville de Genève (FMAC). Nel 2020, Ashadu ha fondato la sua società di produzione cinematografica Golddust by Ashadu, specializzata in film d’artista sulla cultura nera e temi africani. È stata nominata Abigail R. Cohen Fellow 2021 presso il Columbia Institute for Ideas and Imagination, Parigi.

Jonathas De Andrade (1982, Brasile) è un artista che vive e lavora a Recife. De Andrade utilizza installazioni, fotografie e video per esplorare gli effetti delle dinamiche di potere nella società, l’evoluzione dell’umanità e l’etica con l’obiettivo di comunicare le conseguenze della cultura modernista—cosa che ha profondamente cambiato la società brasiliana a causa di numerose decisioni politiche prese nel XX secolo. I suoi lavori sono stati presentati in mostre personali al Museum of Contemporary Art, Chicago; New Museum, New York; The Power Plant, Toronto; Museu de Arte de São Paulo; Museu de Arte do Rio; Musée d’art Contemporain de Montréal; Kunsthalle Lissabon; Centro Cultural São Paulo; tra molte altre. Le opere di De Andrade sono state presentate anche alla MOMENTA Biennale de l’image, Montréal (2019); Biennale di Istanbul (2019); SITE Santa Fe; 32. Biennale di San Paolo; Performa15, New York; Biennale di Lione (2013); New Museum Triennial, New York (2011); e Mercosul Biennial (2009); tra molte altre.

Aziz Hazara (1992, Afghanistan) è un artista che lavora con media come video installazione, fotografia, suono e scultura. Il suo lavoro affronta la relazione tra dicotomie come prossimità e distanza, migrazione e memoria, realtà e finzione nel contesto della guerra al terrorismo, tra molte altre. Nel 2021, Hazara ha ricevuto il Future Generation Art Prize. Hazara ha presentato i suoi lavori in istituzioni come PinchukArtCentre, Kiev; Museo d’Arte di Hessel – CCS Bard College, New York; Netwerk Aalst; 22. Biennale di Sydney; e IKOB, Eupen; tra le altre. Ha anche partecipato a programmi di residenza presso Colomboscope, Colombo; Embassy of Foreign Artists (EoFA), Ginevra; Camargo Foundation, Cassis; e KHOJ – International Artists’ Association, Nuova Delhi. Attualmente è artista in residenza presso Künstlerhaus Bethanien e un borsista di KfW Stiftung.

He Xiangyu (1986, Cina) è un artista e regista che vive e lavora a Berlino. Il lavoro di He, che appartiene a una generazione di artisti che hanno vissuto i cambiamenti radicali nella società cinese riverberati nell’economia e nelle relazioni internazionali, si basa sulla sua esperienza culturale. Utilizzando una vasta gamma di linguaggi, la sua pratica contempla e amplifica i micro conflitti – fatali su alcuni individui – che accadono in una situazione di macro turbolenze geopolitiche e storiche. Le sue opere sono state esposte in istituzioni come Ullens Center for Contemporary Art, Pechino; OCAT Institute, Shanghai; Para Site, Hong Kong; The Drawing Center, New York; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Smart Museum of Art, Chicago; Kadist Foundation, San Francisco; LACMA, Los Angeles; KW Institute for Contemporary Art, Berlino; Centre Pompidou, Parigi; e Castello di Rivoli, Torino, tra le altre. I suoi lavori sono stati presentati anche alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia – Padiglione Cina, alla 13. Biennale di Lione, alla 10. Biennale di Shanghai, alla 5. Triennale di Yokohama e all’8. Biennale di Busan. Più recentemente, He Xiangyu è stato selezionato per il “Mario Merz Prize” (2021) e il “Future Generation Art Prize” (2014).

Masbedo sono Nicolò Massazza (1973, Italia) e Iacopo Bedogni (1970, Italia). Vivono a Milano e lavorano insieme dal 1999, occupandosi di videoarte e installazioni. Si esprimono attraverso il linguaggio del video, utilizzando diversi formati come performance, teatro, installazione, fotografia e, recentemente, cinema. Le loro opere sono state esposte in musei, biennali e istituzioni tra cui ICA, Milano; MAMM – Multimedia Art Museum, Mosca; Manifesta12, Palermo; Centre Pompidou/Forum des Images, Parigi; Haus der Kulturen der Welt, Berlin; Museo d’Arte Contemporanea, Zagabria; MART, Rovereto; Fondazione Merz, Torino; Leopold Museum, Vienna; MAMBA – Museo de Arte Moderno di Buenos Aires; Castello di Rivoli, Torino; MAXXI, Roma; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid; e 53. Esposizione Internazionale d’Arte, la Biennale di Venezia; solo per citarne alcune.

James Richards (1983, Regno Unito) è un artista che vive e lavora tra Berlino e Londra. Le sue opere sono state presentate in mostre personali al Castello di Rivoli, Torino; Malmö Konsthall; Künstlerhaus Stuttgart; Chapter Arts Centre, Cardiff; ICA, Londra; Bergen Kunsthall; Kunstverein München; Chisenhale Gallery, Londra, tra le altre. La pratica di Richards è stata presentata anche in mostre collettive al Camden Arts Centre, Londra; Whitney Museum of American Art, New York; Walker Arts Center, Minneapolis; MoMA, New York; Artists Space, New York; e la 55. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia. Richards ha rappresentato il Galles alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia; e nel 2014 è stato selezionato per il Turner Prize.

Emilija Škarnulytė (1987, Lituania) è un’artista e regista. Škarnulytė realizza film e installazioni immersive che esplorano il tempo profondo e le strutture invisibili del cosmo, della geologia, dell’ecologia così come della politica, attraverso un approccio che oscilla tra il documentaristico e l’immaginifico. Škarnulytė ha vinto il Future Generation Art Prize 2019, ha rappresentato la Lituania alla 32. Triennale di Milano, ed è stata inclusa nel Padiglione Baltico alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2018. Il suo lavoro è stato presentato in mostre personali a Tate Modern, Londra (2021); Kunsthaus Pasquart, Biel (2021); Den Frie, Copenhagen (2021); National Gallery of Art in Vilnius (2021); CAC, Vilnius (2015); e Kunstlerhaus Bethanien, Berlino (2017); così come in mostre collettive presso Ballroom Marfa, Seoul Museum of Art, Kadist Foundation e la 1. Riga Biennial. I suoi film sono rappresentati nelle collezioni di IFA, Kadist Foundation e Centre Pompidou e sono stati proiettati alla Serpentine Gallery, Londra; Centre Pompidou, Parigi; così come nei festival cinematografici di Rotterdam, Busan e Oberhausen. Škarnulytė è fondatrice e attualmente co-dirige il Polar Film Lab, un collettivo a Tromsø che lavora con il cinema analogico, ed è membro del duo artistico New Mineral Collective, a cui è stato recentemente commissionato un nuovo lavoro dalla 1. Toronto Biennial.

Ana Vaz (1986, Brasile) è un’artista e regista che lavora con il cinema, utilizzandolo come strumento. I suoi film, o meglio i suoi film-poesie, percorrono territori ed eventi infestati dalle conseguenze perenni di forme interne ed esterne di colonialismo, e dalle loro impronte sulla terra e su forme di vita umane e diverse dall’umano. La sua pratica si può anche incarnare in scrittura, pedagogia critica, installazioni, programmi cinematografici o eventi effimeri, che sono espansioni o sviluppi dei suoi film. I suoi lavori sono stati presentati, proiettati e discussi in festival cinematografici, seminari e istituzioni come Tate Modern, Londra; Palais de Tokyo, Parigi; Jeu de Paume, Parigi; LUX Moving Images, Londra; New York Film Festival – Projections; TIFF Wavelengths, Toronto; BFI, Londra; Cinéma du Réel, Parigi; TABAKALERA, San Sebastián; Whitechapel Gallery, Londra; MAM – Museum of Modern Art, San Paolo; Sesc-Belenzinho, San Paolo; Matadero, Madrid; Jameel Arts Center, Dubai; Confort Moderne, Poitiers; Savvy Contemporary, Berlino; Sonic Acts, Amsterdam; tra le altre. Vaz è anche membro fondatore del collettivo COYOTE insieme a Tristan Bera, Nuno da Luz, Elida Hoëg e Clémence Seurat, un gruppo interdisciplinare che lavora tra ecologia e scienze politiche attraverso formati concettuali e sperimentali.